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INDICAZIONI PER LA PREVENZIONE E GESTIONE DEGLI AMBIENTI INDOOR IN RELAZIONE ALLA TRASMISSIONE DELL’INFEZIONE DA VIRUS SARS-COV-2.

Un aspetto rilevante per ridurre la diffusione del virus SARS-CoV-2 e delle sue varianti è sicuramente l’attenzione alla qualità dell’aria indoor. Migliorare la qualità dell’aria indoor è sempre stato un vero punto di forza per promuovere e salvaguardare la salute dei cittadini e in questo momento lo è ancora di più, considerando che si trascorre più tempo negli ambienti chiusi, in particolare nelle proprie abitazioni, anche se si tende a ritornare a condizioni di più attiva normalità.

Importanti strumenti per applicare i protocolli necessari sono riscontrabili  nei  Rapporti dell’Istituto Superiore di Sanità ( ISS) https://www.iss.it/rapporti-covid-19 , che forniscono  appunto una serie di raccomandazioni da seguire sia negli ambienti domestici che lavorativi per mantenere un buon livello di qualità dell’aria indoor in relazione al contenimento del rischio di contagio da COVID-19.

In particolare Il nuovo rapporto (Rapporto ISS COVID-19 – n. 11/2021), dal titolo “Indicazioni ad interim per la prevenzione e gestione degli ambienti indoor in relazione alla trasmissione dell’infezione da virus SARS-CoV-2. Aggiornamento del Rapporto ISS COVID-19 n. 5/2020 Rev. 2.”, ricorda che gli studi effettuati su ambienti pubblici indoor di diverse tipologie, particolarmente affollati, non adeguatamente ventilati “e con persone infette che non indossavano mascherine per tutta la durata di permanenza, hanno dimostrato che il rischio di esposizione a SARS-CoV-2 è molto più elevato rispetto agli ambienti outdoor, dove la diluizione delle eventuali particelle virali consente una forte riduzione del rischio”. A distanza da una persona infetta, “in uno spazio chiuso e non aerato, a distanza breve/ravvicinata o anche a lungo raggio, si accumula una maggiore carica virale trasportata dalle goccioline e aerosol rilasciate dal soggetto infetto”.

Tra le altre cosi si sottolinea che i ricambi dell’aria possono essere migliorati “utilizzando quanto più possibile le aperture delle finestre e dei balconi, questo rappresenta tra i molti modi, il più semplice per implementare sin da subito l’ingresso di un flusso ‘d’aria esterna’ regolare, intermittente o incrociato e assicurare la diluizione/riduzione degli inquinanti di diversa natura prodotti all’interno, comprese le eventuali unità virali presenti”.

Il Rapporto sottolinea poi che ancora oggi “molte persone ignorano la necessità fondamentale dei ricambi dell’aria perché considerano predominante il comfort termico, o l’aspetto energetico nel tentativo di non ‘sprecare’ o ridurre i consumi energetici e i costi associati, specialmente nelle giornate in cui le condizioni meteo sono caratterizzate da temperature basse o alte. Con queste condizioni climatiche si tende a rimanere per più tempo al chiuso con finestre e balconi mantenuti chiusi o comunque poco aperti e per tempi ridotti, e/o si utilizzano sistemi di condizionamento/raffrescamento che ricircolano sempre la stessa aria, senza scambio con l’esterno”.

Dunque c’è la necessità di “effettuare un’attività di formazione/informazione sull’importanza della qualità dell’aria indoor, e sullo stretto rapporto esistente tra ambiente indoor e salute, con l’obiettivo di promuovere e facilitare azioni di riduzione dell’esposizione, esplicitando in modo chiaro il ruolo svolto dai ricambi dell’aria attraverso le aperture di finestre e balconi e con sistemi meccanici”.

Chiaramente l’ottimizzazione dei ricambi dell’aria e della ventilazione “è solo una delle azioni da intraprendere, e da sola incide parzialmente nel ridurre il rischio di contaminazione e trasmissione del virus delle sue varianti, se non vengono rispettate tutte le altre azioni personali di prevenzione e riduzione del rischio, e in primis, il distanziamento fisico, l’uso delle mascherine (controllo alla sorgente), il lavaggio delle mani, l’etichetta respiratoria per la tosse e gli starnuti così come dalle disposizioni in vigore”.

In questo senso la riduzione del rischio di contaminazione e diffusione “si basa proprio sull’attuazione integrata e organica di queste misure personali e collettive, che rimangono tuttora le più efficaci. Nessuna singola misura può ridurre da sola il rischio. A questo proposito è necessario ricordare che la generale strategia di prevenzione deve continuare ad essere applicata anche in questo periodo in cui parte della popolazione è stata vaccinata”.

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IL COVID MANAGER

Siamo alle porte dell’imminente riapertura di eventi e cerimonie. Il legislatore italiano ha da subito provveduto ad emanare dei protocolli anticontagio da applicare nelle attività produttive industriali e commerciali, indicando specifiche misure di sicurezza da adottare attraverso protocolli anticontagio interni.

Nei  nuovi manuali attuativi  viene raccomandata la figura del Referente Unico Covid o Covid Manager con compiti di coordinamento per l’applicazione delle misure anticontagio in azienda e potrà essere individuato dal datore di lavoro appunto, con funzioni di coordinatore per l’attuazione delle misure di prevenzione e controllo e con funzioni di punto di contatto per le strutture del Sistema Sanitario Regionale. Tale referente deve essere individuato tra i soggetti componenti l’azienda stessa ai sensi del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, compreso il Datore di Lavoro (soprattutto per le micro- e piccole aziende) o del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP), o comunque tra i soggetti aventi poteri organizzativi e direzionali.

I COMPITI DEL COVID MANAGER

Pertanto in base a quanto affermato i compiti del Referente Unico Covid (Covid Manager) sono sia di coordinamento all’attuazione delle misure anticontagio aziendali, sia di punto di riferimento con il Sistema Sanitario Regionale anche per agevolare le attività di contact tracing. Il Referente Unico Covid (Covid Manager) dovrà ovviamente relazionarsi con il Comitato per l’applicazione e la verifica delle regole del protocollo di regolamentazione, istituito in azienda come previsto dal Protocollo nazionale del 24 aprile 2020 e delle Linee guida per la ripresa delle attività economiche e sociali a cura della Conferenza delle Regioni e delle Provincie autonome del 20/05/2021.

COVID MANAGER NEI MATRIMONI: QUANDO E COME?

Dai matrimoni ai congressi, ogni evento avrà il suo referente che avrà l’obbligo di far rispettare i protocolli di settore.

Ad esempio negli eventi organizzati per il festeggiamento dei matrimoni si potrebbe individuare un Covid Manager che opera con specifica delega da parte dei “clienti” e dei vari fornitori e professionisti impiegati nell’organizzazione e nello svolgimento dell’evento, impartendo direttive vincolanti per lo svolgimento in sicurezza del matrimonio. Ovviamente il Covid Manager si accerterà che i festeggiamenti per il matrimonio avvengano in accordo con quanto previsto dalle Linee guida emanate dalla Conferenza permanente Stato Regioni .

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MISURE URGENTI RELATIVE ALL’EMERGENZA EPIDEMIOLOGICA DA COVID-19 (DECRETO-LEGGE)

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Mario Draghi e del Ministro della salute Roberto Speranza, ha approvato un decreto-legge che introduce misure urgenti relative all’emergenza epidemiologica da COVID-19.

In considerazione dell’andamento della curva epidemiologica e dello stato di attuazione del piano vaccinale, il testo modifica i parametri di ingresso nelle “zone colorate”, secondo criteri proposti dal Ministero della salute, in modo che assumano principale rilievo l’incidenza dei contagi rispetto alla popolazione complessiva nonché il tasso di occupazione dei posti letto in area medica e in terapia intensiva.

Inoltre, nelle “zone gialle” si prevedono rilevanti, ancorché graduali, modifiche. Di seguito le principali:

– dall’entrata in vigore del decreto, il divieto di spostamenti dovuti a motivi diversi da quelli di lavoro, necessità o salute, attualmente previsto dalle ore 22.00 alle 5.00, sarà ridotto di un’ora, rimanendo quindi valido dalle 23.00 alle 5.00. A partire dal 7 giugno 2021, sarà valido dalle ore 24.00 alle 5.00. Dal 21 giugno 2021 sarà completamente abolito;
– dal 1° giugno sarà possibile consumare cibi e bevande all’interno dei locali anche oltre le 18.00, fino all’orario di chiusura previsto dalle norme sugli spostamenti;
– dal 22 maggio, tutti gli esercizi presenti nei mercati, centri commerciali, gallerie e parchi commerciali potranno restare aperti anche nei giorni festivi e prefestivi;
– anticipata al 24 maggio, rispetto al 1° giugno, la riapertura delle palestre;
– dal 1° luglio potranno riaprire le piscine al chiuso, i centri natatori e i centri benessere, nel rispetto delle linee guide e dei protocolli;
– dal 1° giugno all’aperto e dal 1° luglio al chiuso, sarà consentita la presenza di pubblico, nei limiti già previsti (25 per cento della capienza massima, con il limite di 1.000 persone all’aperto e 500 al chiuso), per tutte le competizioni o eventi sportivi (non solo a quelli di interesse nazionale);
– dal 22 maggio sarà possibile riaprire gli impianti di risalita in montagna, nel rispetto delle linee guida di settore;
– dal 1° luglio sale giochi, sale scommesse, sale bingo e casinò potranno riaprire al pubblico;
– parchi tematici e di divertimento potranno riaprire al pubblico dal 15 giugno, anziché dal 1° luglio;
– tutte le attività di centri culturali, centri sociali e centri ricreativi saranno di nuovo possibili dal 1° luglio;
– dal 15 giugno saranno possibili, anche al chiuso, le feste e i ricevimenti successivi a cerimonie civili o religiose, tramite uso della “certificazione verde”. Restano sospese le attività in sale da ballo, discoteche e simili, all’aperto o al chiuso;
– dal 1° luglio sarà nuovamente possibile tenere corsi di formazione pubblici e privati in presenza.

Estratto testo

ART. 1 (Limiti orari agli spostamenti)

1. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto e fino al 6 giugno 2021, in zona gialla, i limiti orari agli spostamenti di cui ai provvedimenti adottati in attuazione dell’articolo 2 del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35, hanno inizio alle ore 23:00 e terminano alle ore 5:00 del giorno successivo, fatti salvi gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative, da situazioni di necessità ovvero per motivi di salute.
2. Dal 7 giugno al 20 giugno 2021, in zona gialla, i limiti orari agli spostamenti di cui al comma 1 hanno inizio alle ore 24:00 e terminano alle ore 5:00 del giorno successivo.
3. Con ordinanza del Ministro della salute possono essere stabiliti limiti orari agli spostamenti diversi da quelli di cui ai commi 1 e 2 per eventi di particolare rilevanza.
4. Dal 21 giugno 2021, in zona gialla, cessano di applicarsi i limiti orari agli spostamenti previsti dai provvedimenti adottati in attuazione dell’articolo 2 del decreto-legge n. 19 del 2020, come rideterminati dal presente articolo.
5. Nelle zone bianche non si applicano i limiti orari agli spostamenti di cui al presente articolo.

ART. 2 (Attività dei servizi di ristorazione)

1. Dal 1° giugno 2021, in zona gialla, le attività dei servizi di ristorazione, svolte da qualsiasi esercizio, sono consentite, anche al chiuso, nel rispetto dei limiti orari agli spostamenti di cui all’articolo 1, nonché di protocolli e linee guida adottati ai sensi dell’articolo 1, comma 14, del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74.

ART. 3 (Attività commerciali all’interno di mercati e centri commerciali)

1. Dal 22 maggio 2021, in zona gialla, le attività degli esercizi commerciali presenti all’interno dei mercati e dei centri commerciali, gallerie commerciali, parchi commerciali e altre strutture ad essi assimilabili possono svolgersi anche nei giorni festivi e prefestivi nel rispetto di protocolli e linee guida, adottati ai sensi dell’articolo 1, comma 14, del decreto-legge n. 33 del 2020.

ART. 4 (Palestre, piscine, centri natatori e centri benessere)

1. Dal 24 maggio 2021, in zona gialla, le attività di palestre sono consentite in conformità ai protocolli e alle linee guida adottati dalla Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per lo sport, sentita la Federazione medico sportiva italiana (FMSI), sulla base di criteri definiti dal Comitato tecnico-scientifico, a condizione che sia assicurato il rispetto della distanza interpersonale di almeno due metri e che i locali siano dotati di adeguati sistemi di ricambio dell’aria, senza ricircolo.
2. Dal 1° luglio 2021, in zona gialla, sono consentite le attività di piscine e centri natatori anche in impianti coperti in conformità ai protocolli e alle linee guida adottati dalla Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento dello sport, sentita la Federazione medico sportiva italiana (FMSI), sulla base di criteri definiti dal Comitato tecnico-scientifico, fermo restando quanto previsto dall’articolo 6 del decreto-legge 22 aprile 2021, n. 52.
3. Dal 1° luglio 2021, in zona gialla, sono consentite le attività dei centri benessere in conformità alle linee guida adottate ai sensi dell’articolo 1, comma 14, del decreto-legge n. 33 del 2020.

ART. 5 (Eventi sportivi aperti al pubblico)

1. In zona gialla, dal 1° giugno 2021 all’aperto e dal 1° luglio 2021 anche al chiuso, è consentita la presenza di pubblico anche agli eventi e alle competizioni sportive diversi da quelli di cui all’articolo 5 del decreto-legge n. 52 del 2021, esclusivamente con posti a sedere preassegnati e a condizione che sia assicurato il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro sia per gli spettatori che non siano abitualmente conviventi, sia per il personale. La capienza consentita non può essere superiore al 25 per cento di quella massima autorizzata e, comunque, il numero massimo di spettatori non può essere superiore a 1.000 per impianti all’aperto e a 500 per impianti al chiuso. Le attività devono svolgersi nel rispetto delle linee guida adottate dalla Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per lo sport, sentita la Federazione medico sportiva italiana (FMSI), sulla base di criteri definiti dal Comitato tecnico-scientifico. Quando non è possibile assicurare il rispetto delle condizioni di cui al presente articolo, gli eventi e le competizioni sportive si svolgono senza la presenza di pubblico.

ART. 6 (Impianti nei comprensori sciistici)

1. Dal 22 maggio 2021, in zona gialla, è consentita la riapertura degli impianti nei comprensori sciistici, nel rispetto linee guida adottate ai sensi dell’articolo 1, comma 14, del decreto-legge n. 33 del 2020.

ART. 7 (Attività di sale giochi, sale scommesse, sale bingo e casinò)

1. Dal 1° luglio 2021, in zona gialla, sono consentite le attività di sale giochi, sale scommesse, sale bingo e casinò, anche se svolte all’interno di locali adibiti ad attività differente, nel rispetto di protocolli e linee guida adottati ai sensi dell’articolo 1, comma 14, del decreto-legge n. 33 del 2020.

ART. 8 (Parchi tematici e di divertimento)

1. Dal 15 giugno 2021, in zona gialla, sono consentite le attività dei parchi tematici e di divertimento, nel rispetto di protocolli e linee guida adottati ai sensi dell’articolo 1, comma 14, del decreto-legge n. 33 del 2020.

ART. 9 (Centri culturali, centri sociali e ricreativi, feste e cerimonie)

1. Dal 1° luglio 2021, in zona gialla, sono consentite le attività dei centri culturali, centri sociali e centri ricreativi, nel rispetto di protocolli e linee guida adottati ai sensi dell’articolo 1, comma 14, del decreto-legge n. 33 del 2020.
2. Dal 15 giugno 2021, in zona gialla, sono consentite le feste conseguenti alle cerimonie civili o religiose, anche al chiuso, nel rispetto di protocolli e linee guida adottati ai sensi dell’articolo 1, comma 14, del decreto-legge n. 33 del 2020 e con la prescrizione che i partecipanti siano muniti di una delle certificazioni verdi COVID-19 di cui all’articolo 9 del decreto-legge n. 52 del 2021.

ART. 10 (Corsi di formazione)

1. Dal 1° luglio 2021, in zona gialla, i corsi di formazione pubblici e privati possono svolgersi anche in presenza, nel rispetto di protocolli e linee guida adottati ai sensi dell’articolo 1, comma 14, del decreto-legge n. 33 del 2020.

ART. 11 (Musei e altri istituti e luoghi della cultura)

1. In zona gialla, il servizio di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura di cui all’articolo 101 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, è assicurato a condizione che detti istituti e luoghi, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei locali aperti al pubblico, nonché dei flussi di visitatori, garantiscano modalità di fruizione contingentata o comunque tali da evitare assembramenti di persone e da consentire che i visitatori possano rispettare la distanza tra loro di almeno un metro. Per gli istituti e i luoghi della cultura che nell’anno 2019 hanno registrato un numero di visitatori superiore a un milione, il sabato e i giorni festivi il servizio è assicurato a condizione che l’ingresso sia stato prenotato on line o telefonicamente con almeno un giorno di anticipo. Resta sospesa l’efficacia delle disposizioni regolamentari di cui all’articolo 4, comma 2, secondo periodo, del decreto del Ministro per i beni culturali e ambientali 11 dicembre 1997, n. 507, che prevede il libero accesso a tutti gli istituti e ai luoghi della cultura statali la prima domenica del mese. Alle medesime condizioni di cui al presente articolo, sono altresì aperte al pubblico le mostre.

ART. 12 (Linee guida e protocolli)

1. I protocolli e le linee guida di cui all’articolo 1, comma 14, del decreto-legge n. 33 del 2020 sono adottati e aggiornati con ordinanza del Ministro della salute, di concerto con i ministri competenti per materia o d’intesa con la Conferenza delle regioni e delle province autonome.

ART. 13 (Disposizioni in materia di scenari di rischio delle regioni)

1. All’articolo 1 del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 16-bis, secondo periodo, le parole: “in coerenza con il documento in materia di ‘Prevenzione e risposta a COVID-19: evoluzione della strategia e pianificazione nella fase di transizione per il periodo autunno-invernale’, di cui all’allegato 25 al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 3 novembre 2020, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 275 del 4 novembre 2020” sono soppresse;
b) al comma 16-bis, dopo il secondo periodo, è inserito il seguente: “Lo scenario è parametrato all’incidenza dei contagi sul territorio regionale ovvero all’incidenza dei contagi sul territorio regionale unitamente alla percentuale di occupazione dei posti letto in area medica e in terapia intensiva per pazienti COVID-19 e determina la collocazione delle regioni in una delle zone individuate dal comma 16-septies del presente articolo.”;
c) al comma 16-bis, quarto periodo, le parole “in un livello di rischio o” sono soppresse;
d) al comma 16-ter, primo periodo, le parole “in un livello di rischio o scenario” sono sostituite dalle seguenti: “in uno scenario”;
e) al comma 16-quater, le parole “in uno scenario almeno di tipo 2 e con un livello di rischio almeno moderato, ovvero in uno scenario almeno di tipo 3 e con un livello di rischio almeno moderato, ove nel relativo territorio si manifesti un’incidenza settimanale dei contagi superiore a 50 casi ogni 100.000 abitanti” sono sostituite dalle seguenti: “in una delle zone di cui alle lettere b), c) e d) del comma 16-septies”;
f) il comma 16-quinquies è sostituito dal seguente: “16-quinquies. Con ordinanza del Ministro della salute, le misure di cui al comma 16-quater, previste per le regioni che si collocano nella zona arancione di cui alla lettera c) del comma 16-septies, sono applicate anche alle regioni che si collocano nella zona gialla di cui alla lettera b) del medesimo comma, qualora gli indicatori di cui al menzionato decreto del Ministro della salute 30 aprile 2020 specificamente individuati con decreto del Ministro della salute, adottato d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome, attestino per tali regioni un livello di rischio alto.”;
g) al comma 16-sexies, le parole “in uno scenario di tipo 1 e con un livello di rischio basso, ove nel relativo territorio si manifesti una incidenza settimanale dei contagi, per tre settimane consecutive, inferiore a 50 casi ogni 100.000 abitanti” sono sostituite dalle seguenti: “nella zona bianca di cui alla lettera a) del comma 16-septies”;
h) il comma 16-septies è sostituito dal seguente: “16-septies. Sono denominate:
a) “Zona bianca”: le regioni nei cui territori l’incidenza settimanale dei contagi è inferiore a 50 casi ogni 100.000 abitanti per tre settimane consecutive;
b) “Zona gialla”: le regioni nei cui territori alternativamente:
1) l’incidenza settimanale dei contagi è pari o superiore a 50 e inferiore a 150 casi ogni 100.000 abitanti;
2) l’incidenza settimanale dei casi è pari o superiore a 150 e inferiore a 250 casi ogni 100.000 abitanti e si verifica una delle due seguenti condizioni:
2.1) il tasso di occupazione dei posti letto in area medica per pazienti COVID-19 è uguale o
inferiore al 30 per cento;
2.2) il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva per pazienti COVID-19 è uguale o inferiore al 20 per cento;
c) “Zona arancione”: le regioni nei cui territori l’incidenza settimanale dei contagi è pari o superiore a 150 e inferiore a 250 casi ogni 100.000 abitanti, salvo che ricorrano le condizioni indicate nelle lettere b) e d) del presente comma;
d) “Zona rossa”: le regioni nei cui territori alternativamente:
1) l’incidenza settimanale dei contagi è pari o superiore a 250 casi ogni 100.000 abitanti;
2) l’incidenza settimanale dei contagi è pari o superiore a 150 e inferiore a 250 casi ogni 100.000 abitanti e si verificano entrambe le seguenti condizioni:
2.1) il tasso di occupazione dei posti letto in area medica per pazienti COVID-19 è superiore al 40 per cento;
2.2) il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva per pazienti COVID-19 è superiore al 30 per cento.”.
2. Fino al 16 giugno 2021 il monitoraggio dei dati epidemiologici è effettuato sulla base delle disposizioni di cui di cui all’articolo 1 del decreto-legge n. 33 del 2020 vigenti al giorno antecedente all’entrata in vigore del presente decreto, nonché delle disposizioni di cui al comma 1 del presente articolo. All’esito del monitoraggio effettuato sulla base dei due sistemi di accertamento di cui al primo periodo, ai fini dell’ordinanza di cui all’articolo 1 del decreto-legge n. 33 del 2020, in caso di discordanza le regioni sono collocate nella zona corrispondente allo scenario inferiore.

ART. 14 (Disposizioni in materia di rilascio e validità delle certificazioni verdi COVID-19)

1. La certificazione verde COVID-19, rilasciata ai sensi dell’articolo 9, comma 3, del decretolegge 22 aprile 2021, n. 52, ha validità di nove mesi dalla data del completamento del ciclo vaccinale.
2. La certificazione verde COVID-19 di cui all’articolo 9, comma 3, del decreto-legge n. 52 del 2021 è rilasciata anche contestualmente alla somministrazione della prima dose di vaccino e ha validità dal quindicesimo giorno successivo alla somministrazione fino alla data prevista per il completamento del ciclo vaccinale.

ART. 15 (Sanzioni)

1. La violazione delle disposizioni di cui agli articoli 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 10 è sanzionata ai sensi dell’articolo 4 del decreto-legge n. 19 del 2020. Resta fermo quanto previsto dall’articolo 2, comma 2-bis, del decreto-legge n. 33 del 2020.

ART. 16 (Disposizioni di coordinamento)

1. Fatto salvo quanto diversamente disposto dal presente decreto, fino al 31 luglio 2021, continuano ad applicarsi le misure di cui al provvedimento adottato in data 2 marzo 2021, in attuazione dell’articolo 2, comma 1, del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35.
2. Resta fermo, per quanto non modificato dal presente decreto, quanto previsto dal decretolegge 22 aprile 2021, n. 52.

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LA VALUTAZIONE DEI RISCHI DELLE MACCHINE PRESENTI IN AZIENDA

Per un’attenta analisi delle attrezzature e delle macchine presenti in Azienda è opportuno che la valutazione “comprenda almeno:

un elenco delle macchine/impianti e “relativa collocazione planimetrica in azienda (layout), da inserire nel documento di valutazione dei rischi (DVR);

un’analisi completa dei requisiti di sicurezza di tutte le macchine/impianti e, nel caso in cui si rilevino delle carenze/non conformità, si dovrà provvedere al loro adeguamento. Tale strumento può risultare utile per verificare le carenze palesi delle macchine, cioè quelle che un tecnico valutatore in possesso d’idonea conoscenza della legge e delle norme, è in grado di rilevare con un esame di tipo ordinario, a vista;

una relazione di valutazione complessiva che prenda in considerazione la macchina/impianto nel suo contesto (postazioni operatore, ambiente) e che individui le misure tecniche e organizzative per la riduzione del rischio residuo (ad es. piano di miglioramento) qualora necessarie”.

Quando la valutazione dei rischi riscontra delle non conformità

Si indica poi che al termine della valutazione “è opportuno che sia espresso un giudizio sulla idoneità dell’utilizzo della macchina nelle condizioni previste ed accertate ed elaborato un eventuale piano di adeguamento”.

Il D.Lgs. 81/2008 prevede che nella valutazione dei rischi, “al fine di evitare l’eventuale insorgenza di situazioni di pericolo, devono essere valutate anche tutte le attività accessorie effettuate sulla macchina”, quali:

Attrezzaggio;

Regolazione;

Controllo / ispezione;

Manutenzione ordinaria e straordinaria;

Pulizia.

In ogni caso le disposizioni concernenti l’uso delle attrezzature di lavoro contenute nell’allegato VI del D.Lgs. 81/2008 “sono un utilissimo riferimento per una completa valutazione dei rischi”.

È chiaro che qualora dalla valutazione dei rischi emergessero delle non conformità che possono pregiudicare la salute e la sicurezza, il datore di lavoro deve mettere la macchina fuori servizio” (una macchina s’intende fuori servizio “quando non è collegata alle fonti di energia ed è identificata da apposita cartellonistica, dandone informazione ai lavoratori”) predisponendo “un piano di adeguamento per sanare le criticità riscontrate”.

In tale ottica l’adeguamento, “meglio se concordato con il costruttore,” dovrà essere effettuato nel rispetto dei RES (macchine con marcatura CE) e nel rispetto dei requisiti generali dell’Allegato V del D.Lgs. 81/2008, tenendo conto altresì dello “stato dell’arte” imposto al datore di lavoro dall’art. 2087 del Codice Civile e dall’art.18 comma 1 lettera z) del D.Lgs. 81/2008”.

Una buona progettazione, un’attenta fabbricazione e una corretta messa in esercizio di macchine rispondenti a requisiti di sicurezza definiti (standard)” riducono considerevolmente i rischi cui sono esposti gli operatori che le utilizzano, “ma non può eliminarli completamente.

I motivi sono diversi:

la complessità tecnologica delle macchine e le loro diverse interazioni con l’uomo rende impossibile progettare con precisione totale;

l’irriducibile differenza tra il progetto (frutto di semplificazione, come la mappa) e la realtà operativa (caratterizzata da variabilità, come il territorio) rende impossibile realizzare quanto progettato con fedeltà assoluta;

la variabilità delle organizzazioni che utilizzeranno le macchine;

l’incessante variabilità del contesto presente in ciascuna organizzazione”.

Si segnala che il tempo, l’usura, le condizioni di trasporto, le condizioni ambientali “sono esempi di fattori che influenzano la variabilità dei materiali di cui sono fatti gli attrezzi e i componenti delle macchine. Se ambienti e materiali sono sottoposti a fattori di variabilità, a maggior ragione questo accade con le persone” e “tra le variabili da tenere presente rientrano, tra l’altro:

il numero delle persone che compongono un gruppo di lavoro;

la preparazione dei diversi componenti il gruppo;

la capacità di coordinazione;

l’accettazione reciproca dei ruoli”.

Certamente la più attenta valutazione dei rischi potrà comprendere tutte le disposizioni specifiche che comprendano ogni circostanza operativa e  nemmeno l’attuazione più scrupolosa delle misure di prevenzione e protezione individuate potrà mai azzerare il rischio residuo, rischio presente nelle anomalie di funzionamento delle attrezzature, nella variabilità delle circostanze ambientali . Il rischio residuo è  quella quota di rischio che rimane dopo che sono state adottate tutte le prevedibili misure di prevenzione e protezione di tipo tecnico, organizzativo e procedurale;

Dunque la salute e la sicurezza non sono “obiettivi statici, che vengono raggiunti una volta per tutte, ma esiti emergenti dalla continua interazione tra la prestazione lavorativa” e le “variazioni del contesto in cui è resa”.

È necessario, quindi, sostenere gli operatori a gestire con consapevolezza le variabilità delle prestazioni lavorative dando rilievo all’informazione e alla formazione dei lavoratori allo scopo d’influire sul loro comportamento, aspetto che oggi costituisce il fattore causale prevalente per gli infortuni e le malattie professionali nei luoghi di lavoro . Tuttavia l’esperienza maturata nel campo dell’educazione alla salute” dimostra come “la sola conoscenza dei rischi non sia sufficiente ad indurre comportamenti sicuri e che, invece, sia necessario far leva sulle abilità personali, sociali e di self-management per modificare il proprio comportamento verso stili di vita più salutari”.

L’obiettivo di apprendimento non è imparare a fare la cosa giusta nel modo migliore in un utopistico mondo costante e sempre uguale a se stesso, ma imparare a osservarsi mentre si fa quello che è necessario fare in un contesto reale in continuo cambiamento”.

Si ricorda, infine, che la corretta e tempestiva segnalazione di situazioni d’insicurezza non previste e accidentali può emergere, oltre che dagli operatori, anche attraverso l’utilizzo di strumenti per l’osservazione diretta e gli audit programmati e registrati dal Servizio di Prevenzione e Protezione”.

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28 Aprile 2021 Linee guida per la ripresa delle attività economiche e sociali

La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, nella seduta del 28 aprile, ha approvato le “Linee guida per la ripresa delle attività economiche e sociali” (elaborate con il supporto degli uffici di prevenzione dei Dipartimenti di Sanità pubblica delle Regioni e delle Province autonome).

I seguenti settori individuati, rappresentano le attività maggiormente penalizzate dal meccanismo delle chiusure in base allo scenario e costituiscono settori in cui il rispetto delle misure previste è più concretamente realizzabile e controllabile rispetto alla pubblica via e ai comportamenti negativi (assembramenti) che vi si registrano:

RISTORAZIONE E CERIMONIE

ATTIVITÀ TURISTICHE E RICETTIVE

CINEMA E SPETTACOLI DAL VIVO

PISCINE TERMALI E CENTRI BENESSERE

SERVIZI ALLA PERSONA (acconciatori, estetisti e tatuatori)

COMMERCIO

MUSEI, ARCHIVI E BIBLIOTECHE

PARCHI TEMATICI E DI DIVERTIMENTO

CIRCOLI CULTURALI E RICREATIVI

CONGRESSI E GRANDI EVENTI FIERISTICI

Il documento si rifà al precedente “Linee Guida per la riapertura delle attività economiche, produttive e ricreative” (prima versione maggio 2020).

Tali direttive si dimostrarono efficaci per il contenimento nei diversi settori economici trattati, consentendo una ripresa delle attività economiche e ricreative compatibile con la tutela della salute di utenti e lavoratori.

Gli indirizzi in esse contenuti sono stati integrati con alcuni nuovi elementi conoscitivi, legati all’evoluzione dello scenario epidemiologico e delle misure di prevenzione adottate, anche in un’ottica di semplificazione. In particolare, si è ritenuto più utile rimarcare le misure di prevenzione sicuramente efficaci, in luogo di misure che, pur diffusamente adottate, non aggiungono elementi di maggiore sicurezza.

La stessa finalità di semplificazione è stata tradotta nell’accorpamento dei molteplici settori economici e ricreativi in macro-aree, affini per profilo di rischio o per attività.

Si evidenzia che il presente documento individua i principi di carattere generale per contrastare la diffusione del contagio, quali norme igieniche e comportamentali, utilizzo dei dispositivi di protezione, distanziamento e contact tracing. Rientra nelle prerogative di associazioni di categoria e altri soggetti rappresentativi redigere ulteriori protocolli attuativi di dettaglio ed eventualmente più restrittivi, purché nel rispetto di tali principi generali, la cui attuazione deve essere garantita e soggetta a verifiche puntuali effettuate dalle competenti autorità locali.

I settori di cui al presente documento sono stati individuati sia perché rappresentano le attività maggiormente penalizzate dal meccanismo delle chiusure in base allo scenario, sia perché costituiscono settori in cui il rispetto delle misure previste è più concretamente realizzabile e controllabile rispetto alla pubblica via e ai comportamenti negativi (assembramenti) che vi si registrano. Resta inteso, infine, che in base all’evoluzione dello scenario epidemiologico le misure indicate potranno essere rimodulate, anche in senso più restrittivo. Si evidenzia, altresì, che nella fase attuale nelle quale la campagna vaccinale è in corso e non risulta ancora raggiunta una copertura adeguata della popolazione, in considerazione delle indicazioni scientifiche internazionali che non escludono la possibilità che il soggetto vaccinato possa contagiarsi, pur senza sviluppare la malattia, e diffondere il contagio, si ritiene che allo stato attuale il possesso e la presentazione di certificazioni vaccinali non sostituisca il rispetto delle misure di prevenzione e contrasto della diffusione del contagio quali ad esempio il distanziamento interpersonale, l’utilizzo della mascherina, l’igienizzazione della mani e delle superfici.

https://normeitalia.it/wp-content/uploads/2021/04/Linee_Guida-riapertura_280421-2.pdf



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Indicazioni ad interim per la vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19 nei luoghi di lavoro – Norme Italia è presente per soddisfare qualsiasi chiarimento!

Stilato dall’INAIL il documento tecnico intende fornire indicazioni per la vaccinazione anti-SARS- CoV-2/COVID-19 nei luoghi di lavoro, in coerenza con il “Piano strategico nazionale dei vaccini per la prevenzione delle infezioni da SARS-CoV-2” e le “Raccomandazioni ad interim sui gruppi target della vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19” di cui al decreto del Ministero della Salute del 12 marzo 2021.

Le aziende, singolarmente o in gruppi organizzati, per il tramite delle Associazioni di categoria di riferimento, possono attivare punti vaccinali territoriali anti-SARS-CoV-2/ COVID-19 destinati alla vaccinazione delle lavoratrici e dei lavoratori, anche con il coinvolgimento dei medici competenti.

Fermo restando che la fornitura dei vaccini è a carico della Struttura di supporto al Commissario straordinario per l’emergenza COVID-19 per il tramite dei Servizi Sanitari Regionali competenti, la realizzazione dei punti vaccinali territoriali nei luoghi di lavoro e relativi oneri è a carico delle aziende promotrici dei punti vaccinali stessi.

L’istituzione di tali punti vaccinali dovrà garantire tutti i requisiti di efficacia, efficienza e sicurezza previsti per tutti i cittadini in ogni contesto della campagna vaccinale.

Ai fini della istituzione dei punti vaccinali territoriali e della realizzazione della campagna vaccinale nei luoghi di lavoro, costituiscono presupposti imprescindibili:

la disponibilità di vaccini

la disponibilità dell’azienda

la presenza / disponibilità del medico competente o di personale sanitario come di seguito specificato

la sussistenza delle condizioni di sicurezza per la somministrazione di vaccini

l’adesione volontaria ed informata da parte delle lavoratrici e dei lavoratori

la tutela della privacy e la prevenzione di ogni forma di discriminazione delle lavoratrici e dei lavoratori

Norme Italia nell’ottica di suggerire e supportare le Aziende è già attiva nella redazione nella logistica, legata appunto ai piani operativi Aziendali e alle convenzioni con operatori Sanitari imprescindibile per la realizzazione del programma vaccinale.

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ACQUISIZIONE DI MACCHINE: LINEE GUIDA PER DATORE DI LAVORO

Nell’acquisizione di macchine, nuove o usate, è opportuno impostare un processo valutativo ed un protocollo da adottare

Ad esempio la definizione delle esigenze produttive e del luogo in cui sarà installata la macchina.

Nelle scelte di tipo tecniche e prestazionali è necessario  individuare l’attrezzatura adeguata valutando anche i rischi connessi all’interazione tra la macchina e l’ambiente circostante in cui verrà collocata”.

È importante chiaramente stabilire la professionalità del fornitore, valutabile anche attraverso la presenza di certificazioni di qualità. Dopo aver individuato l’attrezzatura idonea e il fornitore, è opportuno formalizzare l’ordine d’acquisto specificando anche i requisiti di sicurezza attesi”.

È Opportuno inoltre che l’azienda utilizzatrice “richieda al fornitore supporto e assistenza nella risoluzione di eventuali problematiche che dovessero insorgere durante l’installazione.

Ed è necessario richiedere al fornitore “la conformità alle varie legislazioni e, se del caso, l’impegno a contribuire alle eventuali modifiche che si rendessero necessarie in fase d’installazione. In questa fase si ritiene buona prassi coinvolgere, oltre al RSPP, anche il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS) al fine di ottenere eventuali suggerimenti”.

Una volta acquisita, il  datore di lavoro, avvalendosi del supporto del RSPP e di personale qualificato, verifichi la conformità (impiantistica e documentale) della macchina al suo ingresso in azienda, anche se si tratta di attrezzatura marcata CE” unitamente al controllo della documentazione fornita dal costruttore, in particolare il manuale d’uso e manutenzione e la dichiarazione di conformità, corrispondano esattamente ai dati di targa, modello ed eventuale matricola della macchina consegnata”.

Al momento del collaudo/prima installazione “si consiglia di predisporre apposito verbale ed eventuale documentazione fotografica che attesti lo stato di fatto della macchina, utile a distanza di tempo per ricordare le condizioni di partenza dell’attrezzatura. Se a seguito della messa in servizio della macchina, si riscontrassero nuovi rischi non identificati in precedenza, l’utilizzatore si deve interfacciare con il costruttore per individuare i necessari accorgimenti da attuare”.

Un altro aspetto importante riguarda i dispositivi di sicurezza installati, i quali  devono essere compatibili con le esigenze produttive e adeguati per proteggere dai rischi presenti.

Una volta a regime poi, attenersi alle seguenti attività:

1)Aggiornamento della valutazione dei rischi ai sensi dell’art. 29 comma 3 del D.Lgs. 81/2008”;

2)Predisposizione di procedure operative e/o di manutenzione;

3)Organizzazione di specifici incontri di formazione/informazione e addestramento;

4)Aggiornamento delle analisi che coinvolgono aspetti ambientali (es. rumore esterno, emissioni in atmosfera, etc.)”.

Una volta predisposto registro delle macchine come previsto dalla valutazione per favorire una corretta identificazione dei macchinari “sarebbe opportuno contrassegnare la macchina con numero progressivo identificativo interno e verificare/aggiornare il layout di reparto interessato”.

Chiaramente il risultato di questa valutazione sarà noto ai Lavoratori, rendendo  disponibile a coloro che utilizzano l’attrezzatura, il manuale d’uso e manutenzione in lingua italiana o un estratto dello stesso e predisporre una specifica ‘scheda macchina’ che contenga l’elenco dei requisiti di sicurezza, dei controlli previsti per garantire la loro efficienza e degli interventi manutentivi che dovranno essere svolti.

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La classificazione del rischio nei luoghi di lavoro, secondo una ricerca Inail

In seguito alla diffusione della pandemia COVID-19 in tutto il mondo, con notevoli impatti sulla salute pubblica e socio-economici ricordiamo che l’ Italia è stato il primo di molti altri paesi occidentali ad attuare misure di contenimento estese. Gli operatori sanitari e altri impiegati nei settori essenziali hanno continuato la loro attività, segnalando un alto tasso di infezione con molti decessi. Il trend epidemiologico ha evidenziato l’importanza del lavoro come fattore sostanziale da considerare sia nell’attuazione di strategie volte a contenere la pandemia sia nella definizione della strategia di mitigazione del blocco necessaria per una ripresa economica sostenuta. Per supportare il processo decisionale, è stata sviluppata una strategia per prevedere il rischio di infezione da SARS-CoV-2 sul posto di lavoro basata sull’analisi del processo lavorativo e la vicinanza tra i dipendenti e connesso al tipo di attività;

Nello specifico l’INAIL delinea un indice di rischio per ogni settore di attività economica, con diversi livelli di dettaglio, considerando anche l’impatto sulla mobilità della popolazione attiva.

 Questo approccio può svolgere un ruolo chiave per la salute pubblica se associato a misure di mitigazione del rischio nelle imprese attraverso strategie di reingegnerizzazione dei processi aziendali. Inoltre, contribuirà a riconsiderare l’organizzazione del lavoro, includendo anche l’innovazione e promuovendo l’integrazione con il sistema nazionale di sicurezza e salute sul lavoro (SSL).

L’istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro ha sviluppato un metodo per stimare il rischio di infezione da SARS-CoV-2 sul posto di lavoro tenendo conto, da un lato, delle caratteristiche specifiche dei processi produttivi e dell’impatto dell’organizzazione del lavoro sul rischio; d’altra parte, è stato ravvisato che molti lavori richiedono uno stretto contatto con soggetti esterni (pubblico, clienti, ecc.), il che aumenta le probabilità di aggregazione sociale, con conseguenze che possono facilmente espandersi verso la comunità.

Questa metodologia si basa sull’approccio generale all’analisi dei rischi nel campo della sicurezza e salute sul lavoro (SSL)

Il rischio professionale di infezione da SARS-CoV-2 è stato classificato in base a tre variabili:

Esposizione : la probabilità di essere a contatto con potenziale fonte di infezione durante l’attività lavorativa, secondo la scala da 1 = “non esposto” a 5 = “completamente esposto”.

Prossimità : le caratteristiche intrinseche dell’attività lavorativa che non possono garantire un adeguato allontanamento sociale. Il parametro è stato classificato secondo la scala da 1 = “lavoro svolto da solo per quasi tutto il tempo di lavoro” a “5 =“ lavoro svolto in stretta vicinanza con altri per la maggior parte del tempo di lavoro ”.

Aggregazione : la condizione legata alle attività lavorative che può determinare contatti con persone diverse dai colleghi di lavoro (ristoranti, vendita al dettaglio, intrattenimento, ospitalità, istruzione, ecc.) Definita come fattore nelle seguenti classi: 1.00 = “presenza limitata di terzi” (es. settore manifatturiero, industria, uffici non aperti al pubblico); 1.15 = “presenza intrinseca di soggetti terzi controllati tramite l’organizzazione” (es. Vendita al dettaglio, servizi alla persona, uffici aperti al pubblico, bar, ristoranti); 1.30 = “aggregazioni controllabili con procedure” (es. Sanità, scuole, carceri, esercito, trasporti pubblici); 1.50 = “grandi aggregazioni non facilmente controllabili con procedure specifiche” (es. Spettacoli, eventi sportivi).

I primi due parametri rappresentano rispettivamente la probabilità di contatto con potenziali fonti di infezione e la vicinanza fisica ad altre persone durante il lavoro. Ad esempio, un microbiologo può avere un alto indice di esposizione dovuto alle sue specifiche attività ma un indice di vicinanza fisica inferiore ad altri colleghi; invece, un ballerino o un attore può avere poche probabilità di incontrare potenziali fonti di infezione ma entra inevitabilmente in stretto contatto con altri lavoratori.

Sono stati identificati dunque le classi di rischio di ogni settore lavorativo Secondo la classificazione del rischio proposta, le attività di assistenza sanitaria e sociale (settore occupazionale Q) hanno determinato un rischio medio più elevato; attività delle famiglie e della pubblica amministrazione (settori occupazionali T e O) a rischio medio-alto; istruzione, arte, intrattenimento e ricreazione e altri servizi (settori occupazionali P, R, S) a rischio medio-basso mentre per tutti i settori successivi il rischio medio è risultato basso.

Questo modello è stato adottato anche dal comitato scientifico nazionale istituito dal governo italiano per la consulenza politica orientata all’azione sull’emergenza COVID-19. Le attività produttive a rischio basso o medio basso sono state prioritarie nel progressivo processo di rimodellamento delle misure di contenimento, unitamente ad un’adeguata e condivisa strategia di prevenzione finalizzata anche al controllo dei relativi rischi di aggregazione.

Secondo questo studio, attraverso la categorizzazione del rischio per settore lavorativo, sono state proposte strategie di prevenzione per mitigare ulteriormente il livello di rischio introducendo strategie preventive accurate da applicare nella fase post lockdown:

Promozione Smart working

Ridefinire il tempo del lavoro o il luogo lavorativo,predisponendo giusti distanziamenti

Implementare innovazioni tecnologiche, specifica formazione ed informazione, supporto per alternativi mezzi di trasporto.

Per supportare il processo decisionale, è stata sviluppata una strategia per prevedere il rischio di infezione da SARS-CoV-2 sul posto di lavoro, considerando che molti lavori richiedono uno stretto contatto con colleghi o soggetti esterni, aumentando la probabilità di aggregazione sociale, con conseguenze che possono facilmente coinvolgere la comunità.

In quest’ottica, il rischio è stato classificato come il risultato dell’interazione tra tre parametri: esposizione, prossimità e aggregazione. Gli indici di esposizione e di prossimità sono calcolati sulla base di indagini di rendicontazione della percezione con un certo intervallo di confidenza, anche se sulla base di campioni rappresentativi della popolazione attiva nazionale. Il fattore di aggregazione è quello che nell’analisi del rischio professionale COVID-19 chiamiamo valore aggiunto, e potrebbe assumere una scala e una modularità diversa, in relazione alle aree in cui si trovano i siti produttivi, al tipo di organizzazione del lavoro e alle misure preventive adottate.

I risultati della classificazione dei rischi sulla base della metodologia descritta hanno supportato il Governo Nazionale nell’individuazione delle priorità e della modulazione delle misure di contenimento, nonché dell’impatto che la riattivazione di uno o più settori economici ha comportato per la popolazione in generale. Resta inteso che tra quei settori in cui i contatti con terze parti sono più frequenti, ci sono alcune attività che da sole potrebbero determinare la riattivazione della mobilità e di grandi aggregazioni (es. Trasporti, commercio all’ingrosso, istruzione e ricreazione).

La riattivazione delle attività dopo il blocco ha introdotto diverse sfide per il controllo della pandemia, ma allo stesso tempo ha rappresentato un’opportunità per estendere i vantaggi di misure convenienti alla comunità in generale.

Tuttavia, le decisioni sulla riapertura dovevano seguire un approccio graduale, compresi criteri basati sul rischio per identificare i settori ammissibili e consentire intervalli adeguati tra le fasi per valutare l’impatto di ciascuna di esse sul controllo della pandemia.

L’approccio di prevenzione che è stato proposto richiede un forte supporto da parte del sistema nazionale di prevenzione, nell’offerta di adeguati strumenti di informazione e formazione basati su evidenze scientifiche. È inoltre necessario promuovere una comunicazione appropriata, anche per la percezione del rischio, e devono essere intraprese azioni per contrastare lo stigma sociale.

Occorre approfondire il fenomeno dell’infezione e il suo impatto sul settore socio-sanitario per rafforzare tutte quelle misure necessarie a garantire la tutela della salute di tutti i lavoratori. Sarà necessario consolidare il lavoro a distanza e rafforzare il supporto organizzativo anche con strumenti di coaching e formazione. Ciò contribuirà a contenere il rischio di contagio senza compromettere la produttività, sia per la pubblica amministrazione che per il terziario, tenendo in debito conto la natura dei processi produttivi. La tutela dei lavoratori vulnerabili è un punto essenziale anche a causa della peculiarità della malattia. Dovrebbero essere prese misure per prevenire l’esclusione di tali lavoratori dal mondo del lavoro. Infine, studi epidemiologici sulla sieroprevalenza, inclusi elementi relativi a variabili professionali,

È indispensabile e fondamentale che l’intero quadro proposto sia coerentemente inserito in tutte le politiche di contenimento epidemico, con particolare riferimento a misure specifiche per prevenire l’emergere di nuovi cluster epidemici.

In conclusione, l’approccio proposto contribuirà a ripensare il modo in cui è organizzato il lavoro, anche per includere l’innovazione, con l’integrazione nel sistema nazionale di SSL. Il modello contribuirà alla prevenzione e all’identificazione precoce dei focolai sul posto di lavoro nelle future fasi della pandemia.

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La stesura del piano di emergenza

Possiamo definire emergenza quella condizione critica che si manifesta in conseguenza del verificarsi di un evento (un incendio, un terremoto, il rilascio di sostanze chimiche o biologiche, un black out elettrico, un malore…) che determina una situazione potenzialmente pericolosa per la incolumità delle persone, di beni e/o di strutture e che richiede interventi eccezionali ed urgenti per essere gestita e riportata alla normalità.

Tali eventi inattesi e potenzialmente capaci di arrecare ingenti danni, possono derivare da diversi fattori: comportamenti umani (errori, violazioni di regole, negligenza,…), eventi di natura tecnica (guasti di macchinari, rottura di attrezzature,…) o come conseguenza di eventi naturali (terremoti, alluvioni, fulmini,…).

Per fronteggiare questi eventi e al fine di ridurre al minimo danni a persone e beni, è necessario predisporre un documento che spieghi a tutte le persone presenti in un determinato luogo di lavoro (quindi sia lavoratori che visitatori o ospiti) come comportarsi se dovesse accadere un determinato evento critico. Questo documento si chiama Piano di Emergenza.

Le norme che prevedono l’obbligo di predisposizione di un Piano di Emergenza sono numerosissime e si differenziano in base all’attività svolta o alla tipologia di edificio (edifici storici, scuole, ospedali, alberghi, impianti sportivi, attività ad incidente rilevante, ….);

 Per scrivere un Piano di Emergenza, non esiste nessuna norma che preveda uno standard per la redazione (numero di pagine minime o massime, di quanti capitoli comporlo, modalità di informazione, numero di pagine, revisioni temporali minimi, …) ma, esiste una norma che ci può “aiutare” nella scelta dei contenuti: il Decreto Ministeriale 10 Marzo 1998 “Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell’emergenza nei luoghi di lavoro”.

Redazione di un piano di emergenza

Secondo quanto previsto dal DM 10 Marzo 1998, all’art. 5 “gestione dell’emergenza in caso di incendio”, il datore di lavoro deve adottare “…le necessarie misure organizzative e gestionali da attuare in caso di incendio riportandole in un piano di emergenza elaborato in conformità ai criteri di cui all’allegato VIII”.

Valutata la necessità di redigere un Piano di Emergenza, questo dovrà seguire le indicazioni generali previste dall’Allegato VIII “pianificazione delle procedure da attuare in caso di incendio”; dovrà quindi contenere:

le azioni che i lavoratori devono mettere in atto in caso di incendio;

le procedure per l’evacuazione del luogo di lavoro che devono essere attuate dai la-voratori e dalle altre persone presenti;

le disposizioni per chiedere l’intervento dei vigili del fuoco e per fornire le necessarie informazioni al loro arrivo;

specifiche misure per assistere le persone disabili.

Specifica che, ulteriori fattori da tenere in considerazione sono:

le caratteristiche dei luoghi con particolare riferimento alle vie di esodo;

il sistema di rivelazione e di allarme incendio;

il numero delle persone presenti e la loro ubicazione;

i lavoratori esposti a rischi particolari;

il numero di addetti all’attuazione ed al controllo del piano nonché all’assistenza per l’evacuazione (addetti alla gestione delle emergenze, evacuazione, lotta antincendio, pronto soccorso);

il livello di informazione e formazione fornito ai lavoratori.

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Autocertificazione Rev. Marzo 2021

L’Indispensabile modulo di autocertificazione per gli spostamenti ai sensi del Nuovo Dpcm

Per spostarsi nelle zone arancioni scuro e nelle zone rosse serve il modulo di autocertificazione per giustificare tutti i movimenti non consentiti dalle ordinanze. (PDF IN FONDO ALL’ARTICOLO)

Queste le regole che si devono seguire per la compilazione e quando deve essere utilizzato.

L’autocertificazione per uscire dopo il coprifuoco

L’autocertificazione serve in tutte le zone per uscire dalle 22 alle 5 (e dunque dopo il coprifuoco) per «comprovate esigenze» di lavorosalute urgenza.

Nelle zone rosse serve l’autocertificazione per giustificare questi spostamenti:
– uscire di casa per «comprovate esigenze»
– uscire dal territorio
– andare a casa di parenti o amici
– andare in una seconda casa.

Come compilare l’autocertificazione

Ecco le regole per la compilazione:

1. Riempire tutti gli spazi sull’identità della persona che effettua lo spostamento.
2. Compilare l’indirizzo da cui è cominciato lo spostamento e quello di destinazione

3. riempire tutti gli spazi barrando la casella che indica la “situazione di necessità”
4. nello spazio – altri motivi ammessi dalle vigenti normative ovvero dai predetti decreti, ordinanze e altri provvedimenti che definiscono le misure di prevenzione della diffusione del contagio – specificare di che cosa si tratta

Chi non ha possibilità di  agli operatori di polizia e può essere compilata al momento del controllo».

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