Archivio mensile Febbraio 2021

DiNorme Italia

Monitoraggio Radon

In merito alla Legge regionale 13/2019 ricordiamo che il termine ultimo per l’avvio delle misurazioni era stato fissato al 16 ottobre 2019. In caso di mancata trasmissione delle misurazioni entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della suddetta legge, il comune provvedeva  a intimare con ordinanza la trasmissione delle misurazioni svolte, concedendo un termine non superiore a trenta giorni, la cui eventuale e infruttuosa scadenza comportava la sospensione per dettato di Legge della Certificazione di Agibilità.

Il Consiglio Regionale della Regione Campania, tuttavia, nella seduta del 27/11/2019, sospendeva i termini per gli adempimenti previsti dal Piano Regionale Radon (L.R. 13/2019), in attesa dei decreti attuativi nazionali.

Cosa vuol dire? –> La Legge Regionale 13/2019 resta in vigore, pertanto è sempre obbligatorio procedere con le attività di monitoraggio. Infatti, solo i termini previsti da tale Legge sono stati sospesi, ma l’obbligo di misurare la concentrazione di gas radon in tutti gli edifici esistenti, non destinati alla residenza e aperti al pubblico, resta.

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MODELLO UNICO DI DICHIARAZIONE AMBIENTALE (MUD) 2021

SCADENZA 16 GIUGNO 2021

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri con il nuovo modello unico di dichiarazione ambientale (MUD) per l’anno 2021 a sostituzione integrale di quello vigente. I termini per la presentazione sono stati posticipati al 16 giugno di quest’anno. Il modello è stato rivisto, si legge nel Dpcm, «così da poter acquisire i dati relativi ai rifiuti da tutte le categorie di operatori, in attuazione della più recente normativa europea» con particolare riferimento alle novità introdotte dai decreti di recepimento delle direttive Ue sull’economia circolare, su tutti il D.lgs. 116 del 2020 che ha profondamente ridisegnato il quadro di legge nazionale che regola le attività di produzione e gestione dei rifiuti. Vengono riviste anche le modalità di compilazione e presentazione delle dichiarazioni.

Il seguente sito delle camere di commercio aiuta le imprese a orientarsi tra obblighi e opportunità in campo ambientale:

https://www.ecocamere.it/adempimenti/mud

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COVID-19: LE AGEVOLAZIONI FISCALI PER VACCINI E DPI

Al fine di contrastare la diffusione dell’epidemia da Covid-19, il comma 1 dell’articolo 125, D.L. 19 maggio 2020, n. 34, convertito con modificazioni dalla L. 17 luglio 2020, n. 77, riconosce un credito d’imposta in misura pari al 60% delle spese sostenute nel 2020 per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati, nonché per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale. Dette spese, individuate al successivo secondo comma, devono essere sostenute da “soggetti esercenti attività d’impresa, arti e professioni, enti non commerciali, compresi gli enti del Terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, nonché alle strutture ricettive extra-alberghiere a carattere non imprenditoriale a condizione che siano in possesso del codice identificativo di cui all’articolo 13-quater, comma 4, del decreto legge 30 aprile 2019, n. 34”.

Un ambito soggettivo è circoscritto ai seguenti soggetti :

• imprenditori individuali e società in nome collettivo e in accomandita semplice che producono reddito d’impresa indipendentemente dal regime contabile adottato;

• enti e società indicati nell’articolo 73, comma 1, lettere a) e b), del TUIR;

• stabili organizzazioni di soggetti non residenti di cui alla lettera d), del comma 1, dell’articolo 73 del TUIR;

• persone fisiche e associazioni di cui all’articolo 5, comma 3, lettera c), del TUIR che esercitano arti e professioni, producendo reddito di lavoro autonomo ai sensi dell’articolo 53 del TUIR;

• enti non commerciali, compresi gli enti del Terzo settore ;

• enti religiosi civilmente riconosciuti ;

• strutture ricettive extra-alberghiere a carattere non imprenditoriale a condizione che siano in possesso del codice identificativo di cui all’articolo 13-quater, comma 4, del decreto legge 30 aprile 2019, n. 34.

La disposizione non prevede alcuna distinzione in ordine al regime fiscale adottabile dai soggetti beneficiari, pertanto possono accedervi:

• i soggetti in regime forfetario di cui all’articolo 1, commi 54 e ss., L. n. 190 del 2014;

• i soggetti in regime di vantaggio di cui all’articolo 27, commi 1 e 2, D.L. n. 98 del 2011;

• gli imprenditori e le imprese agricole, sia quelle che determinano per regime naturale il reddito su base catastale, sia quelle che producono reddito d’impresa.

Non rientrano nella platea dei beneficiari del credito d’imposta coloro che svolgono attività commerciali o di lavoro autonomo non esercitate abitualmente, producendo redditi diversi, ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lettere i) e l), del TUIR.

Il comma 1 dell’articolo 125 del D.L. n. 34/2020 istituisce un credito d’imposta “in misura pari al 60% delle spese sostenute nel 2020 per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati, nonché per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale e di altri dispositivi atti a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti”.

Il credito d’imposta spetta fino ad un massimo di 60.000 euro per ciascun beneficiario, nel limite complessivo delle risorse stanziate .Il legislatore ha fatto genericamente riferimento alle spese sostenute nell’anno 2020, ne deriva che risultano agevolabili tutte le spese rientranti nell’elenco di cui al successivo comma 2 dell’articolo 125, sostenute dal 1° gennaio al 31 dicembre 2020.

Il comma 2 dell’articolo 125 individua due categorie di spese:

1. quelle sostenute per la sanificazione degli ambienti nei quali è esercitata l’attività lavorativa e istituzionale o per la sanificazione degli strumenti utilizzati nell’ambito di tali attività, lettera a);

2. quelle sostenute per l’acquisto di:

– dispositivi di protezione individuale, quali mascherine, guanti, visiere e occhiali protettivi, tute di protezione e calzari, che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea, lettera b);

– prodotti detergenti e disinfettanti, lettera c);

– dispositivi di sicurezza diversi da quelli precedenti, quali termometri, termoscanner, tappeti e vaschette decontaminanti e igienizzanti, che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea, ivi incluse le eventuali spese di installazione, lettera d);

– dispostivi atti a garantire la distanza di sicurezza interpersonale, quali barriere e pannelli protettivi, ivi incluse le eventuali spese di installazione, lettera e).

Le attività di “sanificazione” (sub 1) devono essere finalizzate ad eliminare o ridurre a quantità non significative la presenza del virus SARS-Cov-2. Secondo la circolare n. 20/E del 2020 “tale condizione risulta soddisfatta qualora sia presente apposita certificazione redatta da operatori professionisti sulla base dei Protocolli di regolamentazione vigenti”.

L’Agenzia delle Entrate nel citato documento di prassi afferma che la “sanificazione” può essere svolta anche in economia dal soggetto beneficiario, avvalendosi di propri dipendenti o collaboratori, nel rispetto delle indicazioni contenute nei Protocolli di regolamentazione vigenti, come attestato da documentazione interna.

La circolare dell’Agenzia delle Entrate del 13 aprile 2020, n. 9/E aveva già fornito dei chiarimenti  per cui i dispositivi individuali agevolati di cui all’art. 125, comma 2, lett. b), D.L. n. 34/2020 sono rappresentati da:

• mascherine chirurgiche, Ffp2 e Ffp3;

• guanti;

• visiere di protezione;

• occhiali protettivi;

• tute di protezione;

• calzari.

Inoltre, con riferimento ai dispositivi di protezione individuale, per i quali la norma richiede la conformità ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea, nella citata circolare n. 9/E del 2020 si ritiene che, solo in presenza di tale documentazione, le relative spese sono considerate ammissibili ai fini del credito d’imposta in commento. Ai fini delle attività di controllo, pertanto, l’Agenzia delle Entrate richiederà ai beneficiari la documentazione attestante la conformità alla normativa europea.

Anche le spese relative alla sanificazione delle attrezzature concorrono alla determinazione del credito d’imposta in esame; secondo la circolare del 10 luglio 2020, n. 20/E, detti strumenti possono avere non solo un impiego sanitario, ma anche altre finalità e rientrare tra i beni già utilizzati prima dell’epidemia C19 per adempiere ad obblighi di sicurezza sul lavoro.

l credito d’imposta, in relazione alle spese effettivamente sostenute, può essere utilizzato dai beneficiari fino all’importo massimo fruibile:

a) nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di sostenimento della spesa;

b) in compensazione ai sensi dell’articolo 17, D.Lgs. n. 241 del 1997.

Ai fini dell’utilizzo in compensazione del credito d’imposta:

a) il modello F24 è presentato esclusivamente tramite i servizi telematici resi disponibili dall’Agenzia delle Entrate, pena il rifiuto dell’operazione di versamento;

b) nel caso in cui l’importo del credito utilizzato in compensazione risulti superiore all’ammontare massimo del credito d’imposta fruibile, anche tenendo conto di precedenti fruizioni, il relativo modello F24 è scartato. Lo scarto è comunicato al soggetto che ha trasmesso il modello F24 tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate;

c) non si applicano i limiti di cui all’articolo 34 della legge 23 dicembre 2000, n. 388 e all’articolo 1, comma 53, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, pro tempore vigenti.

IL TRATTAMENTO IVA PER LE CESSIONI DI VACCINI E KIT DIAGNOSTICI

L’articolo 1, commi 452 e 453, della L. 30 dicembre 2020, n. 178 (legge di Bilancio 2021), dispone delle esenzioni Iva per i vaccini Covid-19 e per i kit diagnostici. Nel dettaglio, il comma 452 stabilisce che sono esenti dall’imposta sul valore aggiunto, con diritto alla detrazione dell’imposta  dal 1° gennaio 2021 al 31 dicembre 2022:

• le cessioni della strumentazione per diagnostica per Covid-19 che presentano i requisiti indicati nelle norme UE previsti anche dalla direttiva 98/79/CE, relativa ai dispositivi medico-diagnostici in vitro, oltre che dal Regolamento (UE) 2017/745 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai dispositivi medici, o nella legislazione europea armonizzata. Nello specifico si tratta dei c.d. tamponi molecolari, dei test rapidi antigenici e dei test sierologici;

• le prestazioni di servizi strettamente connesse a detta strumentazione.

La disposizione, nel suo incipit, si pone espressamente in deroga all’articolo 124, comma 1, D.L. n. 34/2020 che applicherebbe a tali operazioni un’aliquota Iva del 5%.

Il comma 453, inoltre, dispone che le cessioni di vaccini C.19 autorizzati dalla Commissione europea o dagli Stati membri, e le prestazioni di servizi strettamente connesse a detti vaccini sono esenti dall’imposta sul valore aggiunto, con diritto alla detrazione dell’imposta dal 20 dicembre 2020 al 31 dicembre 2022. Quest’ultima disposizione deroga al numero 114) della Tabella A, parte III, allegata al d.P.R. n. 633 del 1972, che stabilisce l’applicazione di una aliquota del 10% per i medicinali pronti per l’uso umano o veterinario, compresi i prodotti omeopatici nonché le sostanze farmaceutiche e gli articoli di medicazione, di cui le farmacie devono obbligatoriamente essere dotate secondo la farmacopea ufficiale.

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DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEI RISCHI FACCIAMO CHIAREZZA

Il DVR deve contenere una valutazione di tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori.

L’analisi dovrà contenere una relazione quanto più precisa possibile in riferimento alla scelta delle attrezzature di lavoro, alle sostanze  impiegate ,alle fasi di produzione ed  alla sistemazione dei luoghi di lavoro in conformità a quanto descritto negli allegati IV e V del Testo Unico.

Alle valutazioni suddetta dovranno scaturire misure di prevenzione e protezione adottate per ridurre il rischio, o meglio eleminarlo del tutto, sia come misure di prevenzione collettiva che come dispositivi di protezione individuale;

Un importante prerogativa che va sottolineata e che rende il documento conforme alla normativa è la presenza di una relazione prospettica del programma delle misure che si possono ritenere necessarie, o utili, nel tempo per garantire un certo grado di miglioramento nel tempo dei livelli di prevenzione e sicurezza;

A dire il vero non esiste una prescrizione che imponga un modello predefinito per l’elaborazione del DVR, obbligo del datore di lavoro che lo redige, ma è importante che vi siano tutti i contenuti definiti dall’art. 28.

Gli elementi che non devono mancare sono comunque :

Il rischio: elencando ogni tipologia di rischio con la relativa valutazione e le misure adottate

Mansione del personale esposto, indicando quindi per ogni mansione aziendale quali siano i livelli di esposizione al singolo rischio.

SCADENZE

La valutazione deve essere periodicamente (semestrale/annuale) rivista indicando sia per aggiungere le modifiche che normalmente avviene nelle Aziende (significative modifiche dell’organizzazione aziendale /acquisto di nuovi strumenti o macchinari, ristrutturazioni, traslochi, cambiamenti organizzativi/in caso di importanti infortuni o malattie professionali; se gli esiti della sorveglianza sanitaria ne diano indicazioni; in caso di nuove nomine all’interno dell’organigramma della sicurezza; in caso di aggiornamenti normativi che ne implichino una revisione.)

e soprattutto lo stato di avanzamento del programma di miglioramento rispetto alle previsioni iniziali.

STRESS LAVORO CORRELATO

Nel Testo Unico viene fatta esplicita menzione alla valutazione dello Stress Lavoro Correlato, ed ai rischi riguardanti la lavoratrici in stato di gravidanza, due aspetti significativamente evidenziati pe l’importanza e per il peso specifico che hanno assunto all’interno delle aziende soprattutto nell’ultimo decennio.

La partecipazione del lavoratore finalmente risulta soggetto attivo nelle prevenzione degli infortuni sul lavoro.

DOVE CONSERVARE IL DVR

Il documento così redatto deve essere conservato in azienda, non necessariamente in formato cartaceo ma anche esclusivamente su supporto informatico, e deve riportare le firme del Datore di Lavoro, del Responsabile del Servizio di Prevenzione, del Medico Competente ove presente e del Rappresentante dei lavoratori per presa visione che ne attestino la data certa.

Va precisato che è obbligatorio trasmettere copia del documento all’RLS, che ha facoltà di esprimere valutazioni in merito alla redazione ed alle misure di prevenzione, tali considerazioni non hanno valore esecutivo ma solo consulenziale, e devono comunque essere annotate in calce al documento al fine di verbalizzare il coinvolgimento dei lavoratori nell’elaborazione del documento stesso.

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